CAFFÈ MUSICALE GIUSEPPE VERDI
Dalla Trilogia popolare all’Europa

ciclo di 3 incontri-aperitivo con ascolti guidati
a cura di Valentino Sani

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a Trieste
Caffè San Marco (via Battisti, 18)
martedì 14, 21, 28 gennaio 2014
ore 18-19.30

Bel composto: storia, arte, musica propone al Caffè S. Marco un trittico interamente incentrato sulla matura produzione operistica di Giuseppe Verdi dal titolo Verdi dalla Trilogia popolare all’Europa, affidato alla conduzione del M° Sani. Sarà questa l’occasione, a conclusione del doppio bicentenario appena trascorso e in appendice al ciclo dedicato alla produzione teatrale di Verdi e Wagner presso la Caffetteria del Borgo (novembre-dicembre 2013), per ripercorrere non solo la fase della creatività verdiana legata alla genesi e al successo dei più noti e celebrati titoli della cosiddetta «Trilogia popolare» (Rigoletto 1851, Trovatore e Traviata 1853) ma soprattutto per esplorare il rapporto del maestro emiliano con la propria terra e con la realtà internazionale del suo tempo. Dall’inizio degli anni cinquanta, lasciata Parigi e trasferitosi nella tenuta di S. Agata nel piacentino insieme alla sua nuova compagna - l’ex-soprano Giuseppina Strepponi, già prima Abigaille nel Nabucco scaligero del 1842 - dopo un tormentato biennio di convivenza nella Busseto della prima moglie Margherita Barezzi, Verdi indirizzerà infatti la propria vita su un doppio binario: da un lato la passione quasi ossessiva per il lavoro dei campi, la quiete e l’isolamento della Bassa padana; dall’altro la decisione di allentare - prima e dopo i successi colti a Venezia con Simon Boccanegra (1857) e a Roma con Un ballo in maschera (1859) - il rapporto con la scena operistica italiana per dedicarsi ad un serrato confronto con la ribalta internazionale, da Parigi (Vespri siciliani, 1855; Don Carlos, 1867) a S. Pietroburgo (La forza del destino, 1869) fino alle stimolanti suggestioni orientali dell’antico Egitto in occasione delle celebrazioni per l’inaugurazione del canale di Suez al Cairo (Aida, 1871). Da tale connubio sarebbe scaturita, con il ritorno finale del Maestro sulle scene scaligere a fine anni ottanta, l’opera d’arte verdiana «dell’avvenire» ossia quel nuovo linguaggio musicale “aperto” e di respiro europeo di Otello (1887) e Falstaff (1893) sospeso tra canto e recitazione, in grado di toccare tutti i registri dell’espressione lirica e punto di partenza - abbandonata la secolare forma chiusa del melodramma italiano - per l’opera verista delle generazioni a venire.

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Incontro-aperitivo € 8

Valentino Sani